Il carattere consolatorio dell'autoinganno

Nella vita lavorativa del manager capita spesso di dover rifiutare di accettare o elaborare informazioni sgradite o che sono vissute come tali. Nel rapporto con i collaboratori è utile supporto ad incentivi e riconoscimenti

Ci si persuade a credere determinate cose pur sapendo che sono di dubbia provenienza o addirittura palesemente false. Per quanto possa sembrare strano è un atteggiamento che dà ottimi risultati. Il carattere orgoglioso ha più evidentemente bisogno della propria dose di autoinganno rispetto altri.

Chi si sente bene con sè stesso a prescindere che corrisponda o no con la realtà, tende a ottenere di più da sé e dagli altri. Si tratta di persone che sono più confidenti nei propri valori e per questo si assumono più rischi anche in nome di presunte capacità valutate oltre la media, hanno una predisposizione a influenzare la lealtà negli impegni altrui e di conseguenza la fedeltà nel perseguire gli obiettivi del gruppo, realistici o meno che siano.

L'autoinganno protegge anche contro la distrazione in quanto meccanismo contro preoccupazioni, negligenze e perdita di concentrazione. Si riesce ad elaborare nuove strategie per superare indenni le difficoltà spesso perchè ignoriamo che gli altri ci osservano, ci valutano e giudicandoci spesso ci biasimano. Situazione insopportabile? No, se vissuta come connaturata ad una posizione, spesso di leader, che suscita attenzione e stima ma anche invidia, incredulità e propensione al contrasto.

Anche verso gli altri l'autoinganno ha i suoi effetti spesso stravolgendo le "aspettative razionali" che crediamo governino la percezione del mondo ed è uno dei fattori più importanti per comprendere il funzionamento degli incentivi: le persone sono davvero convinte che "tutto ruoti attorno a sé" e il farglielo credere può essere un utile contraccambio per impegno, dedizione e sforzi profusi.

Quasi tutte le cose che ci riguardano non le facciamo in quanto fini a sè stesse, ma perché abbiamo imparato ad apprezzare il processo dell'impegno regolare e dell'autodisciplina; quindi ci illudiamo di pensare che teniamo in conto il fine più di quanto sia in realtà. La chiave per vivere bene nella vita, come in azienda è mantenere l'autoinganno come stabilizzatore generale, ma saperlo superare in modo selettivo per problemi specifici: quando pensiamo che il nostro lavoro è importante siamo contenti e lavoriamo meglio; i piccoli cambiamenti negli incentivi possono fare la differenza nelle nostre convinzioni e nei risultati.

Dovremmo sforzarci di illuderci meno nelle faccende di cruciale importanza, conservando invece il nostro entusiasmo per la vita.

Fabrizio Pestarino

12 Ottobre 2009

Commenti

  1. Devo dire che questo articolo l'ho trovato molto oscuro...sarà il linguaggio usato?
    jsonros Mercoledì 14 Ottobre 2009, ore 22:50

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