Dal Web 2.0 emerge il community manager

L'evoluzione di Internet sta rendendo sempre più importante questa figura, che richiede un mix di competenze tecniche e di comunicazione e il cui obie

Il suo ruolo è quello di coordinatore della struttura e delle attività delle comunità virtuali. E con l'avvento e l'evoluzione del Web 2.0 tale ruolo ha assunto un'importanza strategica. Parliamo del community manager, una figura che si colloca a metà strada tra il project manager e  il search engine optimizer e che ha come principale occupazione quella di svolgere una serie di attività, principalmente di natura marketing su Internet e sui social media.

A guidare il community manager nel progetto della struttura di una comunità sono solitamente le richieste degli utenti o gli obiettivi del committente. Sulla base dei medesimi parametri, in un secondo momento il community manager stabilisce le modalità di aggregazione, definisci gli strumenti e i servizi necessari e imposta le categorie di discussione.
È poi ancora lui a farsi carico della gestione delle attività della comunità, animando le discussioni e proponendo nuovi temi secondo la frequenza che ritiene più opportuna.

Gestire in prima persona la comunità significa avere l'adeguata sensibilità per capire quali nuovi argomenti o nuove sezioni potrebbero essere creati per soddisfare le richieste degli utenti. E questo porta il community manager ad avere una serie di rapporti con le persone che si occupano sia del content management sia del marketing.

Entrando un po' nel dettaglio delle competenze che dovrebbero caratterizzare la figura del community manager troviamo anzitutto la capacità di comprendere e soddisfare le esigenze di chi appartiene alla community: dovrebbe saper far nascere la comunicazione tra le persone, incrementando e stimolando le discussioni e moderandole, quando è il caso, sulle base di precise regole di comportamento. 

Va da sé che il community manager dovrebbe avere uno spiccato senso per la comunicazione. Ma anche la capacità di estrapolare dai messaggi inviati dai vari utenti una serie di esigenze, anche quando queste non sono espresse in modo esplicito, fornendo feedback appropriati. Non deve mai perdere di vista il fatto che il suo obiettivo ultimo è favorire i processi che portano alla costruzione e allo sviluppo della comunità.

Alla predisposizione ai rapporti interpersonali, il community manager deve associare la propensione alla leadership e le competenze organizzative, caratteristiche essenziali per poter gestire i contenuti, organizzare eventi e valutare l'andamento del sito, magari attraverso l'analisi di dati statistici raccolti tramite sondaggi.

Alla capacità e alle competenze socio-comunicative, il community manager deve associare anche un minimo di conoscenze tecniche e informatiche, per esempio per poter modificare le strutture dei forum o definire le credenziali di accesso. Dovrebbe poi sapere gestire in prima persona la propria community o quantomeno dovrebbe sapere dove poter reperire le risorse necessarie a realizzare le iniziative volte a soddisfare nuove richieste o che potrebbero essere lo spunto per ravvivare quanto già disponibile.

In virtù delle caratteristiche e delle competenze necessarie, attualmente non esistono corsi che abbiano il preciso obiettivo di formare un community manager. Spesso che giunge ad assumere questo ruolo è un appassionato del Web con una certe esperienza di chat e di community e che ha avuto occasione di rivestire ruoli di supervisione e controllo. È però evidente che, oltre alla predisposizione personale, può essere d'aiuto una cultura di base ottenuta attraverso un percorso formativo in corsi inerenti le scienze psicologiche e sociali.

Patrizia Godi

28 Settembre 2009

Commenti

  1. Credo che nell'organizzazione aziendale web 2.0 serva un network di community managers. La gestione delle strategie di social media non può essere gestita da una sola persona. Servono inoltre risorse e fondi adeguati per ascoltare, aprlare, motivare e mobilitare i nuovi target che usano i new media. Un focus group americano di fine 2009 ha messo in evidenza come il 90% dei manager intervistati e appartenenti a una selezione delle 500 aziende classificate da Fortune, ritiene essenziale il community management. Ne hanno misurato il ROI a medio termine che è positivo, anche perchè con il tempo e l'uso gli investimenti diminuiscono. Il community management o il web 2.0 management non è una tecnica, ma una mentalità, un modo di essere e di agire che deve permeare tutta l'azienda. Azienda che cambia nella sua organizzazione e nel suo proporsi ai mercati. Si richiedono competenze nuove e continui aggiornamenti sulle tecnologie di comunicazione. Il web 2.0 sta entrando nella fase di maturità e il community management viene utilizzato con successo dalle aziende col più elevato ROE al mondo. I mager italiani non sono sempre un passo indietro rispetto ai colleghi tedeschi , scandinavi, o anglosassoni. Sono a volte imbrigliati in organizzazioni statiche, refrattarie a tutto ciò che non porta un immediato beneficio al conto economico o ai risultati di vendita dell'anno. Si perdono così opportunità di sviluppo. I clienti vogliono far sentire la loro voce. i dipendenti pure. Forse, rendendosi conto della complessità del community management si trova l'alibi per ritardrne l'applicazione. Oggi ci sono altre emergenze e priorità: la quota o i margini. Certamente occorre occuparsene, ci mancherebbe altro! Ma non si può inficiare lo sviluppo dell'azienda rimanendo bloccati al web 1.0
    Giulio Ardenghi Giovedì 9 Settembre 2010, ore 17:33

Inserisci il tuo commento