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Gran Bretagna: se il banchiere sbaglia, paga
Il governo britannico punta a insaprire le pene per i banchieri che si rendono responsabili di frodi e mira a farli pagare tagliando i loro stipendi.
Chi sbaglia, paga. Questo sembra essere la nuova tendenza che toccherà da vicino i top manager delle maggiori banche con sede nel Regno Unito: il ministro delle Finanze, George Osborne, punta a rendere personalmente responsabili delle debacle bancarie i più alti veritici che venissero accusati di illeciti, che saranno tenuti a ripagare le perdite - o almeno parte di essere - con tragli netti al proprio stipendio a tutela prima di tutto del'istituto stesso, poi dell'intero sistema bancario e, non ultimo, dei risparmiatori.
Del resto sono gli stessi sudditi di Sua Maestà a voler mettere un po' di etica nel sistema bancario britannico, in modo che paghino pernalmente (e di tasca loro) per le loro frodi: addirittura l'80% sostiene questa proposta del ministro mentre solo 1 su 5 - come riferisce un sondaggio effettuato da un'associazione consumatori - ritiene che sia sufficiente la presenza e il controllo sul sistema creditizio effettuato dalla Financial Services Authority.
Del resto gli scandali nel sistema bancario britannico sono di attualità e hano colpito istituti come Barclays, Royal Bank of Scotland, Lloyds Tsb e Hong Kong and Shangai Banking Corporation (HSBC). Ora i cittadini - e con loro molti membri del Parlamento e dell'Esecutivo pensano che chi si sia reso responsabile di frodi debba essere punito penalmente e debba pagare di tasca sua. E il governo di Cameron si è già messo al lavoro in questa direzione.
Intanto, George Osborne si appresta ad annunciare l'avvio di un'inchiesta sugli standard etici dell'industria bancaria britannica in seguito a quanto successo nei giorni scorsi in merito alla manipolazione del Libor, scandalo che per il momento ha visto la confessione solo di Barclays, che è stata condannata a pagare una multa di circa 350 milioni di euro. Il numero uno del dicastero si è anche detto soddisfatto delle dimissioni del CEO Tim Diamond - che seguono quelle del presidente Marcus Agius - aggiungendo di sperare che "questo sia il primo passo verso una nuova cultura di trasparenza nella conduzione degli affari bancari e finanziari. Barclays ha fatto la scelta giusta soprattutto per il Paese, visto che abbiamo bisogno di banche che si occupino di finanziare la nostra economia attraverso i prestiti e che non siano distratte da altre questioni".
3 Luglio 2012
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