La riforma del mercato del lavoro alla stretta finale

Il ministro del Welfare, Fornero, sindacati, Confindustria e altre associazioni si incontrano lunedì per definire la riforma del mercato del lavoro.

Continua l'impegno del governo Monti e del ministro Elsa Fornero verso la riforma del mercato del lavoro. L'esecutivo punta infatti a una rapida riforma del settore, dopo i primi incontri con i sindacati, che si dovrebbero concludere entro fine febbraio per lasciare spazio poi al disegno di legge vero e proprio che dovrebbe essere pronto a inizio marzo.

I punti per i quali è in atto una serrata verifica e confronto sono numerosi. L'ultimo in ordine di tempo è quello sulla revisione degli ammortizzatori sociali, con l'obiettivo di ampliare il numero di beneficiari, cambiando comunque le modalità. A dirlo è stato lo stesso ministro, rispondendo a una interrogazione alla Camera dei Deputati e ribadendo che l'istituto della cassa integrazione non sara toccato.

Intanto anche le parti sociali e le aziende sono pronte ad accogliere le riforme per le quali, sembra, c'è molto interesse e similitudine di vedute. Sul tavolo, naturalmente, anche l'articolo 18 sul quale però non ci sono obiettivi comuni, visto che per la Cigl e per il suo leader Susanna Camusso "è unan orma di civiltà ed è incancellabile": l'unica apertura riguarda almeno la discussione sui temi e sui modi della strada che porta al reintegro. Più "possibilista" è invece la Cisl, che preme per trovare una soluzione condivisa da tutti e senza attriti.

 E proprio a tutte le parti sociali è intanto arrivata la convocazione ufficiale del ministro del Lavoro, fissata per lunedì prossimo alle 12.15 presso il dicastero di via Veneto. Le sigle invitate sono Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia e Confindustria.

E proprio dall'associazione di via dell'Astronomia arriva la richiesta di intervenire sul mercato del lavoro in generale e su quello dell'articolo 18 in particolare, nell'ottica di una riforma che porti a maggior flessibilità in entrata e in uscita e ammortizzatori più aderenti alla esigenze del mercato, come ritiene anche il presidente Abi, Giuseppe Mussari.

 Un altro punto centrale da cui vuole partire il ministro del Lavoro è l'apprendistato, su cui sindacati e aziende hanno già trovato dei punti comuni da cui partire per riformare e facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro: questa "formula" deve diventare quella standard di ingresso dei giovani nel mercato, "purché non aumenti la burocrazia - dicono le imprese - visto che il suo utilizzo diminuirebbe invede di aumentare".

Andrea Barbieri Carones

17 Febbraio 2012

Commenti

  1. La Fornero e Monti parlano solo e sempre della disoccupazione giovanile, dell'apprendistato per i giovani, per il futuro dei giovani ecc. ecc. , ma non si sente parlare mai della disoccupazione adulta, degli over35 che hanno perso il lavoro, dei padri di famiglia disperati che non trovano lavoro, allora parliamone di questo disagio degli adulti disoccupati!!!
    massimo Sabato 18 Febbraio 2012, ore 10:27
  2. L'art. 18 è un falso problema. L'obiettivo vero è il complesso della strumentazione a sostegno dell'occupazione (CIG, indennità di disoccupazione, etc.). Di questi strumenti, che elargiscono soldi pubblici, se ne è fatto un abuso sia da parte datoriale che da parte dei lavoratori. In anni pregressi si è tentato con gli LSU (lavori socialmente utili) e gli LPU (lavori di pubblica utilità) di scaricare, in maniera sistemica, questi costi sempre sul pubblico (per poi lamentarsi regolarmente della sua inefficienza). Senza procedere a "costruzioni fantasiose", si potrebbe ottenere un miglior risultato se i lavoratori destinatari delle suddette indennità fossero, obbligatoriamente, utilizzati dagli enti locali di rispettiva residenza e se l'importo corrispondente, al netto del 30-40% venisse portato in detrazione ai trasferimenti statali nei confronti dei suddetti enti locali. In tal modo si recupererebbero gran parte delle risorse, di questa natura, poste a sostegno dell'occupazione, i lavoratori non sarebbero più in precaria condizione psicologia, vi sarebbe un argine significativo al lavoro nero e gli enti locali otterrebbero risorse umane a costi ridotti. Le aziende che determinano questa tipologia di intervento dovrebbero essere "strettamente monitorate" con frequenza significativa, sotto tutti i profili significativi (andamento fatturato, produzione, consumi utenze, etc.). E' una proposta anti furbetti, ma le risorse messe in campo sono di tutti noi e se non vogliamo continuare ad impoverirci (o a farci impoverire) dobbiamo utilizzare in maniera corretta, efficiente ed efficace quelle che abbiamo.
    tony Lunedì 20 Febbraio 2012, ore 19:38

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