Ue senza moneta unica, così vuole Cameron

Da una stretta di mano negata (tra David Cameron e Nicolas Sarkozy) all'Europa a due velocità: cosa succede dietro il veto inglese all'euro.

Divide et impera: dietro lo strappo di Bruxelles (vertice Ue, 8/9 dicembre) e le apparenti stranezze dei mercati, c'è l'ombra di un conflitto tra la vecchia City londinese (associata a Wall Street) e la nuova Bce di Mario Draghi. Uno scontro che si combatte nei terminali del miglio d'oro, a sfavore di Btp e titoli bancari di Parigi, Milano, Madrid; a tal punto che l'aforisma dell'antica Roma può inglesizzarsi in "divide and conquer".

Le teorie degli analisti finanziari non lasciano dubbi: quel che è accaduto giovedì 8 dicembre, con il crollo delle borse europee mentre al vertice salva-euro si discuteva l'accordo per il nuovo trattato sull'Unione di bilancio - senza la Gran Bretagna - è un ribaltone orchestrato a scapito dell'eurozona; bersaglio privilegiato della speculazione, Mario Draghi, eroe del giorno, dopo l'annuncio del "fiscal compact", per una politica monetaria più rigorosa, nel frattempo irriso come "Pope Mario in the euro-bordello" (titolo di "The Economist online").

L'Unione di bilancio, una sorta d'iter collaborativo con nuove regole e l'obiettivo d'uniformare i rendiconti dei Paesi membri, è riuscita a rinsaldare i 17 cooperanti d'Eurolandia, più altri nove, ma non ha convinto il premier inglese, che resta chiuso nella sua torre d'avorio pur di non rinunciare a ulteriori "quote di sovranità", in materia di servizi finanziari. Intanto, Svezia e Repubblica Ceca, prendono tempo e indicono un referendum per aderire all'alleanza, mentre l'Ungheria, inizialmente schieratasi con Londra, in un repentino dietrofront ha poi chiesto "un'interrelazione con il Parlamento".

L'accordo intergovernativo sarà ratificato a marzo dai 26 stati membri e, a meno di ripensamenti, con la sola esclusione della Gran Bretagna."Un giorno storico", per Herman Van Rompuy, attuale presidente in carica per l'Ue. La battaglia sull'Euro è poi continuata con altre prassi e in diverse sedi. Intorno alla Bce e a un banchiere (Mario Draghi) più ferrato di tanti politici navigati, sembrano adombrarsi interessi non proprio a favore. L'insofferenza della Gran Bretagna, che antepone gli interessi della sua industria leader, vale a dire, la finanza, al "fiscal compact" di Draghi e al nuovo trattato dei 26, potrebbe far riflettere su contrapposti spiegamenti in campo: da una parte, il vecchio sistema della City (con Wall Street), dall'altra l'Ue, risoluta nell'applicare regole comuni anche sui servizi finanziari.

Sulla decisione di David Cameron si continua a parlare dentro e fuori il Regno Unito. Secondo il progressista The Guardian, le ragioni del "no" sono nazionali: qualsiasi accordo avrebbe diviso il suo governo di coalizione e peggio, avviato le procedure per un referendum, determinando verosimilmente, il completo distacco del Regno Unito dall'Unione Europea. Per la Gran Bretagna, che "non ha una politica estera visibile e nulla da dire sull'Europa", si creano invece, nuove opportunità e strategie.

Convinzione è che l'Europa non ottenga alcun beneficio dalla moneta unica, mentre è vitale mantenere l'Unione oltre l'Euro, perché il progetto di stabilizzazione con i molteplici problemi del debito sovrano, potrebbe anche fallire. A questo punto, Cameron pare abbia cercato una via di fuga dall'asse franco-tedesca, da un progetto europeista che, a suo dire, ha tutte le probabilità di collasso.

Col tempo, conclude The Guardian: "I paesi dell'Europa Unita potranno ringraziare la Gran Bretagna ancora una volta, per averli salvati da sé stessi".

Liliana Adamo

2 Gennaio 2012

Commenti

  1. Euro o non Euro, considero un?ingenuità politica pensare che l?Inghilterra rinunci al concetto di ?splendido isolamento? che, da sempre, è l?intima convinzione della sua classe dirigente e della sua stessa popolazione. Se poi c?è di mezzo l?Italia o un suo rappresentante (nella fattispecie, Draghi) all?irritazione per ogni decisione UE si aggiunge l?acredine che genera gratuite ironie come quella dell?Economist. Ovviamente lo scenario è assai più complesso e, tra l?altro, si costata che il vituperato mondo politico italiano trova appariscenti paralleli nei Paesi che vanno per la maggiore: dovunque il ?cadegrino? prevale su qualsiasi altra priorità, non importa se c?è di mezzo il bene comune. L?illusione del potere politico di questo o quel Paese di avere in tasca la carta vincente è assai diffusa e costituisce il maggior ostacolo alla necessaria convergenza sottesa a qualsiasi concetto di ?unione?. Si giustificano poi gli improvvisi ?dietro front? come quello dell?Ungheria: il fiorino ungherese è in caduta libera. L?immagine della Gran Bretagna che emerge dalle conclusioni del ?The Guardian? costituisce una sintesi formidabile di un modo di pensare che va ben al di là di una nota di stampa. È proprio il caso di richiamare lo scontato ?ai posteri (assai prossimi) l?ardua sentenza?.
    Enzo R. Venerdì 6 Gennaio 2012, ore 10:41
  2. L'Inghilterra non vuole l'Euro perchè è piena di Dollari (e Titoli americani con conseguente "Potere") accumulati negli anni. Sa che sostenere l'euro vuol dire darsi una mazzata su quei dollaroni e titoli che possiedono. . Ma rispondendo al Guardian = Chi salverà l'Inghilterra dal tracollo del Dollaro? Dato che con l'ultima crisi USA si sono mangiati fior fiore di Sterline dato che i depositi inglesi sono in Dollari e sull'economia Americana? . Forse è il momento che la "City" cambi "cavallo" con cui correre dato che quello Americano è in fortissima crisi mentre quello Europeo non è messo tanto male. Fin ora hanno solo perso una valanga di sterline, mentre se puntavano sulla "locomotiva" Tedesca erano ricchissimi. Ciao
    maurizio Giovedì 12 Gennaio 2012, ore 01:59

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