Crisi, prove di dialogo fra governo e parti sociali

Oggi l'apertura del tavolo, dopo che ieri sull'economia il premier ha riferito in Parlamento: crescita e azzeramento del fabbisogno entro fine anno.

«Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti. Tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche. Faccio mio l'appello del capo dello stato Giorgio Napolitano alla coesione nazionale. E certamente la crescita è l'obiettivo fondamentale». Con queste parole il premier Silvio Berlusconi si è rivolto ieri ai deputati riuniti a Montecitorio per ascoltare la sua relazione sull'emergenza economica. «Dopo la relazione al Parlamento - ha aggiunto lo stesso capo del Governo oggi in occasione dell'incontro con le parti sociali - ho la convinzione che solo la partecipazione di tutti gli attori economici e sociali può favorire un'uscita condivisa dalla crisi».

Dunque Berlusconi recepisce l'invito alla coesione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (un «saggio invito» lo definisce) e sul fronte economico rilancia su due concetti: la crescita, su cui l'Itralia deve continuare a puntare, e le misure per contenere l'attuale crisi. Era questo il punto su cui l'esecutivo era più atteso ieri, anche e soprattutto in considerazione della difficilissima fase che l'Italia sta vivendo sui mercati.

E su questo la novità annunciata (l'unica, probabilmente) riguarda «interventi che sostanzialmente azzerino il fabbisogno finanziario nell'ultima parte dell'anno. Dunque, azzerare il fabbisogno, ovvero portare a zero la differenza fra le uscite e le entrate. Una misura che, scrive oggi il Sole 24 Ore, dovrebbe conmportare il blocco di alcune voci di spesa per circa 14-15 miliardi.

Si tratta, secondo i retroscena proposti da molti organi di stampa e osservatori, di una delle misure che probabilmente sono state consigliate nei giorni scorsi al governo dai tecnici della Banca d'Italia.

Berlusconi ha anche parlato della riforma fiscale (i cui effetti economici comunque sono già previsti nella manovra varata nelle scorse settimana attraverso la clausola di salvaguardia). E ha anticipato i quattro punti che il governo intende discutere al tavolo con le parti sociali: «la gestione della manovra e dei provvedimenti per lo sviluppo, gli investimenti nelle infrastrutture, il ruolo delle banche e quindi dei finanziamenti alle imprese, le relazioni industriali tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico».

Le parti sociali si sono a loro volta presentate all'appuntamento di oggi con un proprio documento, in cinque punti: fisco, costi della politica, energia, municipalizzate e infrastrutture. Lo hanno firmato industriali, sindacati, banche e tutte le sigle, 36, riunite al tavolo con il governo. Il documento non contiene riferimeti ai cambiamenti nello Statuto dei lavoratori di cui aveva parlato Berlusconi in aula ieri.

Comunque, il dibattito fra governo e parti sociali si è appena aperto, e al di là delle moteplici dichiarazioni di unità d'intenti saranno le prossime settimane a dire se e quanto l'apertura del confronto sia utile.Berlusconi ieri in aula non ha fissato un nuovo appuntamento per riferire sugli sviluppi della situazione e magari anche sull'andameto del tavolo con le parti sociali.

Tornando al discorso del premier, ha invece sottolineato di aver firmato due provvedimenti sui costi della politica, proprio ieri: l'istituzione di una commissione per uniformare gli incarichi agli standard europei, e la riduzione delle auto blu.

A offrire una panoramica internazionale ci ha pensato, insieme allo stesso premier, anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il quale oggi parlando alle parti sociali ha ricordato che quella in corso non è una crisi europea, ma globale. C'è comunque una situazione finanziaria che non corrisponde all'economia reale: «il 45% del pil europeo ha spread che non rispondono a fondamentali economici». Comunque, ha sottolineato Tremonti, in Italia si può "fare di più per la crescita», partendo ad esempio dalla riforma fiscale.

Le parti sociali hanno sottolineato l'urgenza della situazione, scrivendo nel documento congiunto che «la gravità del momento non consente pause» e «non si può stare fermi fino a settembre».

In borsa, stamattina Piazza Affari ha tentato un rilancio in avvio per poi ripiegare in negativo. In rosso a metà giornata tutte le borse europee. La notizia positiva arriva invece dai titoli di stato, con lo spread sul bund tedesco che stamane si è ridotto e i rendimenti che hanno segnato un pur leggero calo. Oggi in agenda c'è anche una riunione della Bce.

Barbara Weisz

4 Agosto 2011

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