Pfizer: più investimenti in Italia

Il gigante della biofarmaceutica non esclude di aumentare gli investimenti nel nostro Paese, ma richiede certezze e incentivi

Fondata a Brooklyn nel 1849 dai cugini tedeschi Charles Pfizer e Charles Erhart, Pfizer è oggi la prima compagnia biofarmaceutica al mondo.

La sede principale di Pfizer è a New York. I suoi centri di ricerca sono dislocati in tutto il mondo e i suoi prodotti raggiungono più di 150 paesi. La società nel nostro paese ha sedi ad Aprilia, Ascoli Piceno e Catania, mentre a Milano ha il suo centro mondiale di ricerca oncologica. Il colosso statunitense è quindi già presente in modo non marginale in Italia e potrebbe potenzialmente aumentare i suoi investimenti locali, ma a fronte di certezze e incentivi.

È quanto ha affermato Ugo Cosentino, AD e presidente di Pfizer Italia nel corso di un'intervista rilasciata a Radiocor. Cosentino ha definito l'intenzione dell'aumento degli investimenti in Italia da parte di Pfizer «molto evidente», ma allo stesso tempo ha precisato che sulla scelta che porta a puntare su uno specifico Paese, incidono in modo notevole le condizioni ambientali e gli incentivi.

«Pfizer investe in ricerca a livello mondiale circa 8 miliardi di dollari. - ha dichiarato Cosentino - In Italia abbiamo un investimento in ricerca interessante da 70 milioni di euro». Secondo Cosentino l'Italia è un Paese che offre dunque delle attrattive, anche se mancano però rispetto ad altri Paesi delle efficaci agevolazioni. Inoltre gli investimenti nella ricerca sono ancora troppo bassi: appena l'1% del Pil, a fronte di una media europea del 2% e picchi di eccellenza del 4%.

Paolo Iasevoli

16 Novembre 2010

Commenti

  1. E? di questi giorni la notizia, apparsa in più occasioni sulla stampa, dell?ennesima sentenza che condanna la Pfizer a reintegrare quei lavoratori che hanno fatto valere i propri diritti in sede giudiziale. Si è anche arrivati a teorizzare la permanenza del sito produttivo nel nostro territorio, a fronte della fine di questo andazzo. Continuare a dichiarare di voler mantenere un dialogo costruttivo, senza mettere in pratica un sistema relazionale che tenga conto delle ragioni altrui, è quantomeno curioso se non contraddittorio. Ed è ancora più curioso sostenere che questo dialogo debba essere anche responsabile, tenendo conto che si viene chiamati sui tavoli ad avallare, senza avere la possibilità di interloquire, quanto già deciso unilateralmente dall?azienda. E? del tutto evidente che tutto questo non significa che in questo territorio ed in questa azienda specificatamente, ci sia un eccesso di litigiosità, soprattutto con CGIL, CISL e UIL che si sono fatti carico in questi anni e con centinaia di accordi, di mantenere in essere sia i posti di lavoro ma anche il tessuto produttivo; evidentemente c?è bisogno di interlocutori disponibili a, non solo dialogare, ma anche e soprattutto a mettere in piedi relazioni sindacali degne di questo nome. Alla disponibilità delle scriventi, a tener conto di tutte le esigenze delle aziende e del mercato, deve, infatti, corrispondere la disponibilità delle aziende stesse a tener conto delle esigenze dei lavoratori, altrimenti è pressoché impossibile arrivare a quella sintesi che si chiama ?accordo? e che è il punto di equilibrio tra esigenze diverse. Nello specifico della Pfizer, evidentemente, tutto questo non è avvenuto ed il rischio è che si continui a non volere che ciò avvenga, visto che si continua su una strada che tutto disegna, meno che un sistema relazionale rispettoso del ruolo delle parti.
    sjsty Sabato 1 Gennaio 2011, ore 23:23

Inserisci il tuo commento