Le caratteristiche del venture capital

"Venture capital", ossia l'apporto di capitale di rischio, da parte di investitori istituzionali, in un'azienda dotata di un forte potenziale di crescita

Il venture capital, detto anche investimento istituzionale in capitale di rischio, è l’investimento da parte di operatori specializzati nel capitale di rischio di una società, sotto forma di acquisto di azioni o di obbligazioni convertibili in azioni.

Quando si parla di venture capital ci si riferisce, in genere, all’investimento nel capitale di rischio di imprese di nuova costituzione, mentre si usa più propriamente il termine di private equity nel caso di aziende già esistenti quando il finanziamento serve per un loro sviluppo, una riorganizzazione dell’assetto proprietario o per l’acquisizione di nuove aziende.

L’investitore istituzionale diventa socio dell’impresa, un socio comunque temporaneo destinato a restare tale solo per un periodo medio-lungo. Il suo obiettivo, infatti, è quello di ottenere un guadagno (detto capital gain) dalla vendita della partecipazione, cosa che si verifica solamente se, nel lasso di tempo in cui l’investitore rimane socio dell’impresa, si ha un incremento del valore della partecipazione.

Egli assume un rischio operativo e un rischio finanziario. Il primo deriva dal fatto che non è certo, a priori, che l’impresa riuscirà ad avere un mercato per i propri prodotti o servizi, mentre il secondo nasce dal fatto che non vi è la certezza di recuperare l’investimento effettuato.

Come detto, quindi, l’investitore istituzionale acquisisce una partecipazione temporanea nella società. Tale partecipazione è sempre una partecipazione di minoranza che può oscillare, a seconda dei casi, dal 20 al 49%. L’investitore istituzionale offre all’impresa, oltre ai suoi capitali, anche esperienza professionale (competenze finanziarie, di marketing, di organizzazione) e una rete di contatti con investitori e istituzioni finanziarie.

Per contro, dato che investe nel capitale di rischio dell’impresa, chiede di partecipare alle scelte strategiche della società, mentre non interviene nella ordinaria gestione della stessa. Normalmente, per poter tenere sotto controllo la gestione dell’impresa, chiede l’inserimento di un proprio membro nel consiglio di amministrazione.

I venture capitalist investono in idee imprenditoriali interessanti, in società con un elevato potenziale di sviluppo, in termini di nuovi prodotti o servizi, nuove tecnologie o nuove concezioni di mercato. Poiché l’obiettivo dell’investitore istituzionale è quello di ottenere un capital gain dalla vendita della partecipazione, egli predilige le imprese per le quali vi siano valide prospettive di crescita sia in termini di dimensioni che in termini di reddito.

Sono altrettanto rilevanti, per la scelta dell’investimento, fattori come la presenza di un buon management, dotato di adeguate competenze in grado di condurre in modo conveniente l’impresa o di un imprenditore capace e motivato. L’ingresso di un venture capitalist nell’azienda comporta sempre dei mutamenti di rilievo, soprattutto nelle imprese a conduzione familiare, in quanto verrà richiesto un miglioramento della comunicazione all’interno dell’impresa, della trasparenza, dell’organizzazione aziendale e delle tecniche di pianificazione e controllo.

Qui il sito dell’AIFI - Associazione Italiana degli Investitori Istituzionali nel Capitale di Rischio.

Rosanna Marchegiani

21 Maggio 2009

Commenti

  1. Il bilancio 2008 sul Private Equity in Italia è stato positivo e la crescita è stata netta, soprattutto qui da noi al Centro-Nord dove stiamo assistendo ad un graduale consolidamento del Capitale di Rischio, proprio grazie ai fondi di Private Equity. Di certo, considerata la crisi economica in atto accedere a tali fonti è una opportunità non da poco, anche se la tendenza attuale vede gli investitori impegnarsi in operazioni sempre più piccole..
    Ernesto Sacchi Martedì 26 Maggio 2009, ore 16:34
  2. Venture capital nel nostro sistema economico è qualcosa di quasi sconosciuto. Intendiamoci, a quasi tutti evoca capitali investiti intelligentemente in aziende a elevato tasso di crescita, ma in realtà la pratica è cosa diversa. Solo ai tempi della bolla Internet ci fu un grosso afflusso di capitali di questo genere, molti dei quali sono finiti nel ben noto bagno di sangue. Da allora, tirati i remi in barca, si è chiuso con l'investimento in aziende piccole da far crescere e si è puntato sulla rendita finanziaria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    Fabio Pasqualini Martedì 26 Maggio 2009, ore 16:48
  3. Fabio, il tuo giudizio è ingeneroso. Esistono fondi che aiutano le biotecnologie e la green economy. Certo, l'Italia non sono gli USA, nè la "CINDIA", ma qualcosa si muove e le occasioni esistono.
    Paolo Sinceri Martedì 26 Maggio 2009, ore 16:54

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