Comunicazione efficace: come incidere sull'inconscio dell'interlocutore

L'inconscio elabora e raccoglie molte più informazioni di quanto possiamo lontanamente immaginare. Saperlo influenzare è dunque utilissimo per una comunicazione persuasiva ed efficiente

Uno degli elementi più evidenti che balzano all'occhio quando si vedono due persone in sintonia tra loro (ad esempio due innamorati) è il sincronismo e la specularità delle loro azioni. Sembra quasi che si muovano all'unisono. "Somigliarsi" è uno dei modi attraverso cui gli esseri umani intessono relazioni profonde tra loro. Questo avviene sia a livello conscio, sia (e moltissimo) a livello inconscio. Sapersi sincronizzare e calibrare sull'altra persona, dunque, ci consente di predisporla favorevolmente verso di noi – e quindi verso ciò che abbiamo da comunicarle.

Dal momento che le persone si percepiscono tra loro attraverso i diversi canali sensoriali, la sincronizzazione dovrebbe avvenire prestando attenzione ai sensi e alla loro pluralità. Per entrare in sintonia con l'altro dovremmo imitarlo, possibilmente, sotto ogni aspetto sensoriale. Ad ogni modo, più concretamente e realisticamente, sarebbe bene prestare attenzione in particolare a:

  • le posizioni e i movimenti del corpo
  • la voce
  • l'articolazione del discorso

È consigliabile dunque osservare con attenzione la posizione assunta dall'interlocutore, e quelle che è solito assumere; poi bisognerebbe considerare i movimenti, e anche la loro velocità di esecuzione e la frequenza. Ad esempio, si può stare attenti a se l'altro sia una persona che gesticola molto oppure no. Particolare importanza va sicuramente dedicata ai movimenti della testa e delle braccia.

È importante anche acquisire consapevolezza degli atteggiamenti prossemici: ovvero, osservare se l'altro tende a mantenere una certa distanza, oppure a stare vicino, ed eventualmente a toccare l'interlocutore con gesti amichevoli e d'intesa.

Per quanto riguarda la voce, si deve tener presente che essa ha varie "dimensioni": "variabili" da tenere in considerazione e che possono dunque essere imitate. In particolare: il ritmo, la velocità, il volume, l'intonazione.

Importante è l'uso e la frequenza delle pause. Per essere efficaci ci si deve sforzare ad esprimersi in dialetto se l'interlocutore lo fa (per quanto possibile e senza cadere in un atteggiamento innaturale, e sempre che si padroneggi lo stesso dialetto, ovviamente), altrimenti in un italiano più o meno accurato, a seconda di come usa fare l'altro (idem che per il dialetto, è opportuno "avventurarsi" nella dizione, lessico e sintassi italiane solo se le si conoscono e controllano sufficientemente).

Se l'interlocutore ricorre ad una metafora, poi, è utile cercare di restare in tema con quella stessa metafora. Ad esempio: uno dice «Questa situazione non va bene, qui bisogna cambiare musica»; quindi l'altro potrebbe rispondere: «Ho un'idea che potrà trasformare questa musica in una marcia trionfale!».

Un ultimo suggerimento: attenzione a sincronizzarsi con l'interlocutore con naturalezza e scioltezza, e a non imitarlo in tutto e per tutto, in maniera pedissequa ed automatica. Ovviamente, se si esagera, l'altro se ne accorge...

Nicola Aldo Gàlatro

8 Febbraio 2010

Commenti

  1. Molto interessante questo articolo. molte di queste considerazioni fanno parte della pnl ( programmazione neuro lingusitica) , una razionalizzazione di quello che avviene naturalmente alle persone quando comunicano. Una interesante ricerca condotta negli Stai Uniti parla di neuroni specchio. La ricerca afferma che esiste una parte del nostro cervello che riflette sensazioni positive verso l'interno se riconosce se stessa nell'altro, fondamentalmente si parla di funzionamento neurosensoriale basato sulla fiducia emotiva. Quindi ricalcare l'interlocutore come leggo nell'articolo, significa indurre una sensazione positiva nell'interlocutore dovuta ai suoi neuroni specchio.
    emiliano Martedì 16 Febbraio 2010, ore 21:55

Inserisci il tuo commento