C'è attitudine positiva senza leader ma non c'è leader senza attitudine positiva

Il successo aziendale non dipende soltanto dalle capacità e dalle intuizioni dei leader, ma dalla loro tendenza a migliorare le relazioni umane e creare un ambiente che trasmetta fiducia e gratificazione al personale

Spesso, di fronte un andamento poco soddisfacente di un'azienda si cerca di trovare cause nei singoli componenti del team, nell'andamento del mercato oppure in altre cause esterne come la concorrenza. In realtà gran parte dell'operato riflette quello del leader.

Il team è il riflesso della figura manageriale, colui che dovrebbe essere in grado di migliorare il gruppo, rafforzarlo, motivarlo e condurlo. Leader, dall'inglese to lead, significa colui che conduce e il suo modo di interagire con il team è uno dei passi vincenti verso il successo aziendale.

L'attitudine positiva è uno strumento in grado di apportare evidenti miglioramenti al gruppo. Negli ambienti lavorativi spesso ci si sente come in un'arena, dove si lotta per sopravvivere e dimostrare di essere i più capaci; ma non è così, o perlomeno solo in piccola parte. Bisogna sì dimostrare le proprie capacità, ma riuscire a metterle a disposizione del team e collaborare affinché questo cresca e aumenti il fatturato dell'azienda.

Avere attitudine positiva significa essere in grado di dare spazio ai nostri collaboratori, ascoltarli, facendoli uscire da quella passiva routine dove spesso si confinano o vengono confinati senza neanche rendersene conto. L'organigramma di un'azienda deve avere le vie di comunicazione in sempre in funzione. Nessuno, all'interno della piramide organizzativa, può sentirsi non abbastanza e nessuno deve pensare di non poter esprimere le proprie perplessità, idee o riflessioni. Quante volte si fa esperienza di persone che non vedono l'ora di timbrare e uscire, perché non stimolate, disinteressate e svogliate? Oppure di colleghi che venderebbero l'anima al diavolo pur di fare quello scatto al posto tuo?

E ci si ritrova circondati di spietati avvoltoi sull'orlo di una crisi di nervi da una parte, e da pecorelle belanti che scaldano la sedia dall'altra. Ogni singolo componente di un'azienda ha un valore unico e indispensabile, ciascuno rappresenta l'azienda e come tale è dovere dei leaders creare un ambiente dove la cooperazione elimini la competizione sanguinea. Per questo sono sempre più diffuse numerose attività di team building, come cene, feste, viaggi e giochi di gruppo che rafforzano l'unità, insegnano a fidarsi gli uni degli altri, aumentano il senso d'adattamento e migliorano la morale del gruppo.

Serena Frattini

7 Gennaio 2010

Commenti

  1. Mentre leggevo il tuo articolo, mi sono venute in mente alcune idee, devo dire che i tuoi articoli sono sempre olto interessanti e veloci da leggere.
    Luca Migotto Venerdì 8 Gennaio 2010, ore 19:23
  2. Già, è proprio vero, "L'attitudine positiva è uno strumento in grado di apportare evidenti miglioramenti al gruppo". E' un elemento rilevante in ambito aziendale ma ciò non basta: manca il coinvolgimento e il premio (di qualunque tipo esso sia: economico, materiale, ecc..). In primis un "coinvolgimento-distaccato" lo chiamerei, quel tipo di coinvolgimento da parte del manager verso l'operaio che gli infonde sicurezza, fiducia, e sopratutto serenità (psicologico-lavorativa e anche psicologico-contrattuale-successiva* direi). E poi il premio, che rileva l'operato (o fatturato) dell'operaio stesso. Parola di operatore di call center...non di manager
    Walter Dolce Venerdì 8 Gennaio 2010, ore 20:12
  3. certamente Walter la comunicazione porta all'ascolto, l'ascolto al rilevamento dell'operato dei collaboratori, conseguentemente un relativo riconoscimento del loro lavoro è lo step ultimo e, almeno in teoria, imprescindibile!
    serena Mercoledì 20 Gennaio 2010, ore 11:17

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